Nel vecchio progetto avevo messo l’etica dell’intelligenza artificiale al centro di una domanda: chi è responsabile quando una decisione viene affidata a un sistema?
Per me la questione non si risolve dicendo che l’algoritmo è neutrale. Un sistema viene progettato da persone, addestrato con dati, inserito dentro organizzazioni e usato per prendere decisioni che possono avere conseguenze sulle persone.
La tecnica non basta
Possiamo costruire sistemi molto efficienti e, allo stesso tempo, usarli in modo sbagliato. Per questo una buona intelligenza artificiale non si misura soltanto da quello che riesce a fare, ma anche da come viene usata e da quali valori protegge.
La dignità della persona deve rimanere davanti alla comodità del sistema. Quando una tecnologia decide, suggerisce o seleziona, dobbiamo poter chiedere chi l’ha progettata, con quali criteri e con quale responsabilità.
La responsabilità non può diventare invisibile
Mi interessa soprattutto questo: non nasconderci dietro la parola algoritmo. Dietro ogni sistema ci sono scelte umane. E dove esiste una scelta deve esistere anche una responsabilità.
L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento importante. Ma il futuro che costruiremo dipenderà meno dalla potenza delle macchine e più dal modo in cui noi decideremo di usarla.
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